Turismo

Viaggio in Italia

Il 2020 è l’anno del Covid-19. Tutto ciò che questo virus ha portato, più o meno indirettamente, più o meno trasversalmente, nelle nostre vite ci ha cambiato e continuerà a cambiarci. Alcune generazioni ricorderanno bene com’era la vita “prima”. Per altre generazioni, invece, il “dopo” sarà la normalità.

Per i più fortunati, una delle limitazioni difficili da accettare è, sicuramente, l’impossibilità di viaggiare alla scoperta del mondo e delle diversità culturali. Quanti di noi avevano in progetto un viaggio particolare, all’altro capo del mondo? Dopo mesi di chiusura, precauzioni, file, distanziamenti, la voglia di evadere è ancora più grande e, invece, ci ritroviamo con meno risorse e a dovere riprogrammare tutto, a scegliere destinazioni che probabilmente non avremmo scelto per svariati motivi. Ebbene sì, le cose cambiano e allora….

E allora noi cambiano destinazione: quest’estate andremo alla scoperta della nostra nazione, di ciò che ci rende simili e diversi e di tutto quello che, soprattutto, ci unisce!

Eccovi alcune immagini delle nostre meraviglie, che vi siano di ispirazione per le vostre destinazioni e… Buone vacanze!

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Viaggio nel tempo: l’esercito che ha conquistato il futuro

Nella valle del Fiume Giallo, nel cuore della Cina, in un territorio ricco di limo fine, giallo e fertile, l’esercito di Xi’an ha attraversato i secoli e ha vinto la guerra per l’eternità… e forse era proprio questo l’intento di Qin Shi Huangdi. Il primo imperatore della Cina scelse infatti questo esercito di fanti, arcieri e cavalieri a protezione del suo mausoleo, opera ancora oggi in fase di scoperta.

Il sito archeologico di Xi’an, nonostante sia sempre affollatissimo, offre un’esperienza unica ed emotivamente intensa (in particolare per chi conosce le tribolazioni degli esami di Archeologia e storia dell’arte della Cina). Il parapetto che circonda l’immensa fossa dalla quale emergono, in fila, i soldati di Xi’an funge da stargate tra due epoche distanti oltre 2000 anni: l’esercito ordinato e fiero ci guarda, quasi a volersi presentare.

Accompagnati da carri e cavalli, anch’essi di dimensioni e finiture che lasciano trasparire il desiderio di aderenza alla realtà, sono oltre 8000 i guerrieri “emersi”, molti ancora attendono di essere presentati al futuro. Li scopriamo disposti, nelle tre fosse, in formazioni secondo uno schema militare, nel pieno rispetto delle gerarchie dell’epoca, distinguibili dall’abbigliamento, dalle acconciature e persino dalla disposizione delle mani. Uniti nel destino, i guerrieri di terracotta sono testimoni della straordinaria nascita di quella che oggi chiamiamo Cina: ognuno di essi racconta la storia anche attraverso il proprio volto, diverso da tutti gli altri, ma i cui tratti consentono di indovinarne la provenienza. Alcuni volti hanno in comune fronti spaziose e labbra carnose e, molto probabilmente, sono i volti dei soldati originari dal Guanzhong; altri dalla forma tonda e con il mento appuntito lasciano supporre che la provenienza fosse quella dell’attuale Sichuan.

Fra questi un’emozione particolare suscita il balestriere, o arciere, inginocchiato con le mani che sembrano stringere ancora una balestra che non esiste più. La sua balestra e le molte armi dei suoi commilitoni furono probabilmente saccheggiate dai tombaroli delle epoche passate. Anche il balestriere, come i suoi compagni di viaggio, è di dimensioni e aspetto “più che umani”: l’altezza della statua, che raffigura un uomo in ginocchio appunto, è di ben 122 cm; indossa una corazza a placche sopra la veste lunga, i gambali e le scarpe a punta quadrata. L’arciere era schierato, insieme ad altri tiratori, sulla postazione di avanguardia della fossa n. 2. Anche il suo corpo è stato fatto a mano, con incisioni la cui elaborazione semplice contrasta con la precisione del volto, con sopracciglia marcate e vivide a sottolineare la fierezza dello sguardo e uno chignon che raccoglie i capelli sul lato destro della testa, indicandone il rango.

Meraviglia del mondo, patrimonio dell’Unesco, Xi’an ci permette oggi di comprendere a pieno la grandezza di una civiltà troppo spesso, e troppo facilmente, stereotipata: Xi’an e il suo esercito rappresentano le conoscenze artistiche, tecnologiche, politiche e militari, e di molto altro ancora, che hanno reso le molteplici civiltà di questi territori unite in quella straordinaria realtà che è la Cina.

Turismo

Bologna è…

(alla scoperta dell’Archiginnasio)

Archiginnasio, Bologna

Recandomi a visitarlo munita di una piccola guida da leggere, ho finito per farmi l’idea che l’Archiginnasio è la metafora di un periodo particolare della vita entusiasmante e intensa di Bologna.

Erano anni di crescita e di fermento. Erano gli anni in cui Bologna si preparava a entrare nei secoli come “la rossa, la grassa, la dotta” (… e la turrita, sì!). Ed erano gli anni del Concilio, in pieno XVI secolo, e poiché a Trento correva il pericolo della peste, per un paio d’anni alcune sessioni del Concilio stesso vennero organizzate qui, dove Carlo Borromeo concretizzava l’idea di riunire le sedi universitarie cittadine in un unico polo. Illuminato dall’esigenza di riorganizzazione urbanistica e di ulteriore sviluppo culturale, il Borromeo, insieme a Pier Donato Cesi, affidò all’architetto Antonio Morandi la realizzazione di “nuove scuole” dove sarebbero confluite tutte le discipline studiate: benvenuti all’Archiginnasio!

La facciata dell’Archiginnasio, tutta porticati naturalmente, si contende lo spazio con la fiancata della basilica di San Petronio e con piazza Galvani. I materiali che prevalgono sono cotto e arenaria, voluti dal Morandi che, a quanto pare, deve il soprannome di Terribilia proprio alla scelta di decorare con motruosità antropomorfe e animalesche i mascheroni di alcune finestre dell’edificio.

All’ingresso, superato il piccolo atrio che si apre di fronte all’ampio cortile circondato dai porticati distribuiti su due livelli, ritrovo a destra e a sinistra gli scaloni che conducono al piano superiore dove si trovano ancora le 10 aule e, in fondo, le due aule magne destinate alle due categorie di studenti: gli artisti e i legisti. Il termine “artisti” potrebbe indurre a pensare che in questa categoria rientrassero studenti di materie come la musica e pittura; in realtà, gli artisti dell’Archiginnasio erano studenti di filosofia, scienze, matematica e medicina. I legisti, invece, studiavano il diritto canonico e il diritto civile.

Mi fermo qualche minuto al piano terra sotto il fresco dei porticati ad osservare il cortile, lo stesso che, ogni tanto qualche sera d’estate diventa punto di incontro fra lettori e scrittori. Leggendo scopro che in passato proprio in questo cortile si celebrava, fra gli altri, un evento altrettanto importante: la preparazione della Teriaca, il miracoloso preparato farmaceutico descritto anche nelle ricette della scuola salernitana. Ancora sotto il porticato, gli occhi non riposano e non mi servirà l’immaginazione per sentirmi circondata dall’autorevolezza degli stemmi araldici che decorano le pareti e il soffitto dei porticati e che mi accompagneranno anche lungo le pareti del loggiato del piano superiore. Gli stemmi araldici costituivano una “carta di identità” degli studenti esposta qui volutamente per testimoniare l’importanza e il prestigio dell’università bolognese.

Ancora al piano terra si trova la cappella di Santa Maria dei Bulgari: entrando scopro la vita della Madonna raccontata nei quadri di Bartolomeo Cesi e la Pala dell’Annunciazione del fiammingo Calvaert.

Per passare al piano superiore, dove si trovano le aule, il teatro anatomico e altre meraviglie, devo scegliere fra le scale degli artisti, celebrate con una memoria al medico Venceslao Lazzari, e le scale dei legisti, dedicate al patron Carlo Borromeo. Ne scelgo una a caso, ripromettendomi di scendere con l’altra!

Archiginnasio, Bologna

Lungo il loggiato superiore, stemmi, monumenti e iscrizioni si susseguono alternandosi fra le opere dedicate a grandi personaggi e gli ingressi alle aule, tra le quali primeggia il Teatro Anatomico. Progettato nella prima metà del XVII dal bolognese Levanti, il “teatro” in realtà era una vera e propria aula di anatomia con tanto di cadavere esposto al centro ed esaminato e spiegato dal docente agli studenti che occupavano quelli che, in un teatro, sarebbero appunto i posti del pubblico. Si presenta con la forma un anfiteatro interamente in legno d’abete, governato e sovrastato dall’eloquenza delle statue di importanti medici e anatomisti, sui quali domina l’Anatomia. Continuando lungo il loggiato trovo l’ingresso alla sala dello Stabat Mater, che scopro chiamarsi così, non per coincidenza, ma proprio per ricordare la prima dell’opera di Rossini tenutasi proprio in questa sala nel 1842 e diretta da Donizetti. Last but not least, la Biblioteca. Nata qualche secolo dopo, raccoglie, fra gli altri, i patrimoni cartacei di antiche congregazioni religiosi, e, in linea con la crescita culturale continua che caratterizza la città, continua a rinnovarsi. Oggi è possibile accedere a testi di vario tipo e consultarli proprio all’interno delle straordinarie sale di lettura, che ospitano anche convegni ed eventi vari.

La solennità degli stemmi, i tratti di barocchetto bolognese, le memorie a medici e personaggi illustri, le espressioni dei quadri dei santi e mille altri spunti, mi hanno lasciato con l’interesse e il gusto di guardare l’arte oltre l’immagine o la forma, scoprendone dettagli e storie.

Enjoy!

Turismo

Scrivere e Tradurre il Turismo: Agrigento

Raccontare Agrigento in poche righe è impossibile. Qui, vi proponiamo una passeggiata tranquilla dall’alba (dal mattino, dai!) al tramonto, per iniziare a conoscere la città.

Immaginate di fare colazione in un piccolo bar del viale alberato, il viale della Vittoria, con il belvedere che si affaccia sul mare azzurro: gustatevi una granita con la classica brioscia col tuppo oppure, se non temete le calorie, provate il ciarduni. Scegliete un bar qualsiasi, vi troverete bene ovunque perché qui la pasticceria è cosa araba e serissima.

Fatto il pieno di zuccheri, dirigetevi verso la parte alta della città, quale che sia il punto in cui vi trovate, scegliete la salita. È ancora fresco e non ci sarà molto da sudare per arrivare in cima, alla cattedrale, dove, da uno dei punti più alti del centro cittadino, iniziamo il percorso visitando la cattedrale di San Gerlando, vescovo originario di Besançon, oggi patrono che si contende l’affetto degli agrigentini con San Calogero. La cattedrale è caratterizzata all’esterno da un’ampia gradinata, da un massiccio campanile, aggiunto nel XV secolo, e dalle monofore che richiamano la struttura originaria, mentre all’interno è suddivisa in tre navate accompagnate da finestre gotiche, sotto uno splendido soffitto ligneo centrale o cassettoni, di ispirazione spagnola. Scoprirete subito che, difficilmente, Agrigento e gli agrigentini possono definirsi semplicemente siciliani, o siculi o sicani: greci, romani, musulmani, normanni, spagnoli… probabilmente più centomila che uno o nessuno.

Dalla cattedrale, iniziate la discesa verso la via Atena, seguendo la via Duomo dove si trovano il Museo Diocesano e la Biblioteca Lucchesiana, della metà del XVIII secolo, capolavoro di cultura che ospita oltre 45 mila tra volumi tra manoscritti, codici miniati e incunaboli, purtroppo difficilmente visitabile senza prenotazione. Scendendo i gradini della breve via di S. Alfonso e percorsa la via che le dà il nome, ecco l’ingresso del piccolo cortile che vi introduce a quel piccolo e straordinario gioiellino medievale che è la chiesa di Santa Maria dei Greci: facciata gotica e fondamenta greche (sorge infatti su un tempio dorico del V sec. A. C.)!

Altri due passi e siete già in pieno centro, lungo la via Atenea, circondati dal giallo delle facciate dei palazzi antichi. Potrete scegliere di pranzare qui, in uno dei ristorantini che propongono i piatti della tradizione, legati al territorio, alle stagioni e al mare naturalmente.

Saltate la pennichella pomeridiana e recatevi alla casa natale di Luigi Pirandello: si trova a pochi chilometri dalla città, nelle campagne del Caos, e offre la possibilità di entrare a contatto con la vita privata dello scrittore premio Nobel per la letteratura.

Saranno sufficienti pochissimi chilometri in auto, o meglio in bici, per raggiungere la Valle dei Templi, e ritrovarsi in un’altra era e in un altro luogo: in Grecia sì, ma in una Grecia diversa e unica, per colori, architetture, atmosfere. I tre templi principali, di Giunone, della Concordia e di Ercole, dominano sugli altri tempi e sull’intero parco archeologico, completato dal museo, straordinaria raccolta delle civiltà che Agrigento ha fatto sue, e si lasciano accompagnare dagli ulivi e dai mandorli della Kolymbethra e dal panorama che si apre sul mar d’Africa.

È quasi sera e nei locali che si susseguono lungo le spiagge di sabbia dorata che da San Leone raggiungono Le Dune potrete scegliere qualcosa da bere sedendovi in riva al mare, pronti per ammirare il tramonto più bello che abbiate mai visto: il sole, di un giallo più carico ma sempre meno abbagliante, scende verso l’orizzonte fino a nascondersi sotto le onde piatte del mare.

E poi? E poi il mandorlo in fiore a febbraio oppure, in estate, le spiagge dorate libere e spaziose che da Licata si prolungano fino a Menfi e oltre. E il carnevale e l’allegria di Sciacca? E le sagre dei vari paesini, religiose di nome e incredibilmente allegre, gustose e pagane di fatto? E la Racalmuto di Sciascia? E gli aranceti di Ribera o i vigneti della provincia? E… il resto venite a scoprirlo!

Agrigento è un pezzetto di Italia dalla storia straordinariamente mediterranea, dove civiltà diverse si abbracciano da secoli in pieno spirito europeo: “uniti nella diversità”.