Blog, Tradurre, Tradurre minimalismo e spiritualità

Work-life balance

Ovvero la necessità di trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata… Un’espressione che chi lavora da casa conosce molto bene, poiché essendo padrone del suo tempo e lavorando in maniera indipendente rappresenta uno dei suoi crucci fondamentali.

Sono stati scritti articoli, organizzati webinar, corsi e meeting vari sull’organizzazione del lavoro, degli spazi e del tempo.

Secondo la mia personale esperienza cercare di organizzarsi, di gestire tempo e soprattutto di trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro non è una cosa che riesce facilmente. Ciò vale soprattutto se ci limitiamo ad esaminare la cosa dal punto di vista tradizionale e collegandosi alla vecchia idea del lavoro da casa. Oggi lavorare da casa e soprattutto essere freelance ha assunto una connotazione completamente diversa. Non è più una questione di dividere la vita lavorativa da quella privata, poiché entrambi sono parte di una sola medaglia, la vita appunto! Tutto ciò ci consente di mantenere una certa flessibilità e di passare facilmente da un ambito all’altro valicando il confine. Tale flessibilità rischia di diventare però una trappola in cui si può essere schiavi della pigrizia da un lato e del lavoro dal lato opposto.

La cosa che più di tutte può aiutarci ad evitare di perdere il controllo e contemporaneamente mantenere una certa disciplina lavorativa è porre dei paletti, delimitare gli spazi e fissare delle priorità. Se siete fortunati e avete a disposizione una stanza da adibire ad ufficio allora mettere dei paletti e isolarsi può diventare più semplice. Basta chiudere la porta e dire a tutti gli altri componenti della famiglia che non vogliamo che ci disturbino perché stiamo lavorando. Più avremo la forza di dire dei no, più ci rispetteremo e più lo faranno gli altri. Tutto dipende dall’importanza che diamo noi stessi alla nostra attività… Se quando ci chiedono che lavoro fai rispondi con un timido “faccio traduzioni..” sminuendo la cosa come se fosse quasi qualcosa di poco rilevante, come vogliamo che il nostro interlocutore abbia un’idea di valore della nostra attività? Dobbiamo essere noi a farlo per primi, poi chi ci circonda si adeguerà. Se invece di rispondere così diciamo “sono una traduttrice professionista e mi occupo di comunicazione”, magari il nostro interlocutore non capirà con precisione cosa facciamo effettivamente per vivere, ma almeno avrà l’impressione che sia qualcosa di valore, che lui non conosce, ma su cui chiederà spiegazioni. Questo discorso si applica perfettamente al discorso sull’equilibrio di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Se sono io per prima a comunicare che sto lavorando e a fissare dei paletti, potrò lavorare anche sul tavolo del soggiorno in mezzo a 10 bambini scalpitanti che ti lanciano aeroplanini di carta sotto il naso. Ovviamente questa è una situazione estrema, e se impariamo a porre dei limiti e fissare dei confini non ci arriveremo mai, perché i bambini giocheranno da un’altra parte senza neppure chiederglielo.

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What is translation and why translation matters?

Translation is one of the most ancient activities people have done in history. The first and most translated book of all time was perhaps the Bible, or more precisely the Book of Genesis.

The Bible was translated in more than 2000 languages worldwide!

Without translation, these documents would not have reached the world and probably Catholicism would not have the diffusion it has nowadays.

According to studies conducted by anthropologists, there are more than 6,000 human languages spoken in the world. We do not know how many languages are written. Maybe 600, but nobody can either read, speak or write in all of these languages. Let’s suppose that someone can read two or three languages, even more in certain cases… But most people cannot read or write in so many languages, that’s why translation matters!

Without translation, some of the most ancient, fundamental books and documents of the history would have been lost forever.

But what is translation?

This seems to be rather a banal question… Everyone knows what translation is! By the way, technically speaking, things are much more complicated than we think. 

Translation is a cognitive process i starting from point A to arrive at point B.

Point A is the source language, while point B is the target language.

When we imagine this process, we could imagine an ice cube melting at the beginning and icing another structure at the end. The first ice cube is the source language with all its rules and structures, the second ice cube is the target language with many different rules and structures. All of them are interconnected.

Enogastronomia, Turismo

In giro per l’Italia: di sagre, castelli e meveza ‘mbuttunata…

Turismo locale enogastronomico

Oggi è sabato 20 giugno 2020, una data che difficilmente la città di Cava de’ Tirreni dimenticherà. Ogni anno si tiene la tradizionale Sagra di Monte Castello, una festa religiosa abbinata a un tradizionale corteo storico medievale, fatto di dame, cavalieri, musici, soldati e archibugi.

A causa della recente pandemia, l’edizione di quest’anno è stata limitata alla celebrazione eucaristica e alla tradizionale benedizione della città dall’alto della collina che la sovrasta. Monte Castello, appunto!

Ma volete mettere l’odore di aceto della milza, il rullare dei tamburi e gli spari degli archibugi che accompagnano da decenni questa giornata? Le bandiere, i costumi medievali, i casali, gli archibugi (tipica arma medievale), gli spari in villa comunale e i fuochi d’artificio la sera conclusiva della festa… Ognuno porta in cuor suo un ricordo legato a questa manifestazione, che lo riporta ad antichi sapori e tradizioni che appartengono alla sua famiglia da diverse generazioni, e che è ormai parte del suo dna.

Ogni cavese che si rispetti ha in cuor suo la nostalgia di tutto ciò e io non posso dire di sentirmi diversamente…

Per darvi solo un assaggio culinario di come si festeggia questa festa voglio lasciarvi la ricetta del piatto tipico, per antonomasia, di Cava de’ Tirreni… a meveza ‘mbuttunata (la milza imbottita):


Ingredienti:

1 milza di vitello

prezzemolo abbondante

2 spicchi d’aglio

100 grammi di aceto di vino rosso

1 bottiglia di vino rosso

peperoncino piccante

sale e olio q.b.

Procedimento:

Eliminare il grasso esterno dalla milza e creare un buco al centro in senso verticale per ottenere una specie di sacca che andrà condita con prezzemolo tritato, aglio, sale e peperoncino piccante. Quindi, in una pentola alta e larga soffriggere i 2 spicchi di aglio in olio bollente e aggiungere la milza e far dorare su entrambi i lati, appena dorata, innaffiare con vino e  aceto, far cuocere a fuoco moderato per circa 1 ora. A cottura ultimata, far raffreddare e dopo tagliare a fette di circa 2 cm, prestando attenzione al ripieno. 

Per vivere davvero la festa con tutti i crismi purtroppo dobbiamo aspettare il prossimo anno. Sarà sicuramente un’esperienza unica per chi la vive ogni anno da quando era bambino e per chi viene da lontano e sceglie Cava per fare una breve sosta…

Interviste e attualità, Regno Unito, Tradurre

Intervista a Ross Marshall, attore e scrittore

di Thérèse Nicola Marshall (*)

Traduzione di Angela Monetta

Oggi abbiamo l’onore e il piacere di intervistare Ross Marshall (*nessuna parentela!), un attore nato a Chesterfield che vive a Sheffield (UK). Lo abbiamo incontrato per parlare della sua interessante carriera!

D.: Ciao Ross, come stai? Prima di tutto vorrei chiederti perché hai deciso di diventare attore e scrittore. Quale delle due professioni è venuta prima?

R: Benissimo! E grazie per avermi invitato. Beh, per rispondere alla prima domanda, ho iniziato prima come scrittore, poi mi sono dedicato alla recitazione come conseguenza della mia attività di scrittore. Uno spettacolo che ho scritto nel 2014 insieme al mio amico Lee Otway dal titolo “Educating Bitchfield – School on Report” è stato finanziato come progetto pilota e ho avuto la possibilità di salire sul set con tanti nomi famosi nel mondo della recitazione. All’inizio volevo solo una piccola parte nello spettacolo e mi sono iscritto alla scuola di recitazione con questo obiettivo. Il contesto in cui mi sono trovato e il successo sul set, mi hanno fatto decidere di andare avanti e mi sono reso conto che era ciò che desideravo.

D.: Dove hai studiato per diventare attore e scrittore? R: Sono stato sempre bravo in recitazione a scuola e ho avuto il voto più alto al corso di scrittura creativa del mio corso di laurea, ma per quanto riguarda la scrittura, posso dire di essere un autodidatta. Dal 2005 al 2008 scrivevo messaggi sulla bacheca della BBC invece di lavorare (non dirò il nome dell’azienda!) e senza volerlo ho finito per creare un personaggio comico che è diventato un cult che non potevi fare a meno di seguire. Sono fiero di dire che facevo intasare la bacheca della BBC regolarmente per la richiesta dei miei post! Hanno poi realizzato un sito web in onore dei personaggi immaginari che avevo creato. Poi ho scritto la mia prima sceneggiatura, dal titolo “Insect in the Trent”, insieme a mio cugino Bjarne Tungland, lo abbiamo proposto alla BabyCow productions che ha mostrato un grande interesse. Ci sono state chieste diverse riscritture, ma non avevamo esperienza all’epoca e quindi si sono spostati su altro. Ho letto dei libri sulla scrittura di sceneggiature in passato. Ho anche seguito un corso sulla scrittura di sceneggiature e sono molto appassionato. Ho letto tanti libri sull’argomento e ancora mi piace. Ho frequentato la Yorkshire School of Acting per la televisione e la Carney Academy per il teatro. Sono stato anche ai “Meisner days” e a diversi laboratori/corsi a Londra. Ho seguito anche delle “equity masterclasses” e un corso alla Inspire Actors Studio di Manchester. Ho frequentato anche un corso di tiro di 2 giorni per i film e la TV.

D.: Facendo ricerche sulla tua versatile carriera, ho letto che hai fatto diverse cose, hai recitato in tanti film, pubblicità, serie televisive, video musicale oltre che per il teatro. Quale tipo di recitazione preferisci?

R: Mi piacciono tutti i tipi di recitazione, ma il mio preferito è per la televisione. Ho fatto parte del cast di diverse commedie e spesso ho recitato la parte di adorabili perdenti o deficienti ed è un po’ preoccupante il fatto che questi ruoli mi vengano così naturali! Ma ho recitato anche in diversi ruoli seri, interpretando soprattutto furfanti. Detto questo mi piace molto recitare a teatro, ma lo trovo molto impegnativo, anche se il successo degli spettacoli dal vivo davanti al pubblico non può essere sostituito da nient’altro! Recitare provoca dipendenza e la considero una forma d’arte.

D.: Se avessi la possibilità di scegliere il ruolo dei tuoi sogni, quale sarebbe?

R: Il ruolo dei miei sogni è Alfie, mi è piaciuta la versione di Michael Caine e anche il remake di Jude Law. Non è solo perché può avere tutte le ragazze che mi piace quel ruolo! Lo trovo un personaggio molto complesso e mi piace il fatto che ha sbagliato tutte le priorità. Mi piace anche che Alfie racconta e spesso rompe la quarta parete parlando direttamente alla telecamera o al pubblico. Penso che quest’aspetto renda il ruolo ancora più interessante.

D.: Ho letto anche che hai ricoperto il ruolo di diversi personaggi che hanno avuto gravi difficoltà nella vita, come difficoltà nel parlare o malati terminali, come ti sei preparato ad affrontare questi ruoli impegnativi?

R: Penso che per ruoli in cui interpreti personaggi con accenti diversi o con difficoltà nel parlare bisogna lavorare sodo per riprodurre l’accento o il modo giusto di parlare, in modo che venga naturale. È importante come imparare bene la parte a memoria. Se diventa un pensiero fisso è perché hai dei dubbi, perché non ti senti sicuro. Ho frequentato corsi di dizione per imparare le tecniche e non sempre è facile! I malati terminali ad esempio richiederanno sempre di interpretare molte scene toccanti. Credo che bisogna immergersi completamente nel personaggio, nella sceneggiatura e nella storia alla base in modo che tutto sembri reale.

D. Parliamo della tua carriera di scrittore. Ho visto che ti sei specializzato nella scrittura di sit-com. Nel 2015, sei stato nominato al premio British Film Industry Royal Television Society Awards per la sitcom per la quale hai collaborato alla stesura, dal titolo “School on Report” che è stata trasmessa su Sky Arts e Now TV, hai nuovi progetti in programma?

R: Sì, in effetti, la LTBL productions ha appena prodotto una sitcom dal titolo “Tea for Three” che ho scritto insieme a Bjarne Tungland e Rita May, in cui recita anche mia nonna. E’ la storia di 2 cugini che fanno visita all’anziana nonna una volta la settimana per cenare insieme e fare quattro chiacchiere, e sorprese e tanta confusione. Interpreto uno dei cugini. Mi piace scrivere di ciò che conosco e la sceneggiatura si basa sulla realtà di quando io e mio cugino andavamo da mia nonna una volta la settimana per il tè. Mia nonna ha 95 anni ed è molto speciale per noi e un po’ un personaggio, diciamo! Non doveva ancora uscire, ma a causa del Covid-19 tutti i fondi per i festival e le serie sono bloccati, perciò l’intero episodio pilota è disponibile su YouTube https://youtu.be/nCnyHvV7vFc

D.: Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un attore o uno scrittore?

Penso che bisogna semplicemente avviarsi. L’inizio è spesso la parte più difficile e può essere molto frustrante, costoso e provocare riluttanza. Inoltre, il valore aggiunto sono quei momenti quando devi recitare o mettere in scena un tuo lavoro. Ne vale la pena, scegliere di farlo, di provare e di godersi l’intero viaggio! Sarebbe da pazzi il contrario! Bisogna essere tenaci, lavorare sodo e credere in se stessi. Sembrano dei cliché, ma è così.

D.: Sebbene possa immaginare che tu sia fiero di essere del Nord e di parlare in dialetto, so che hai frequentato diversi laboratori per imparare diverse voci e accenti, incluso il corso Equity ‘Nailing your accent’ per adattare il tuo accento del nord per nuovi ruoli e non rischiare di essere messo in ridicolo, puoi farci un esempio degli accenti che sai imitare?

Quelli che credo mi riescano meglio degli altri con il mio accento del nord sono quello del sud di Londra e del East/West Midlands, anche se il mio inglese standard sta migliorando sempre di più! Vorrei parlare bene con tutti gli accenti e sono adesso molto più sicuro di prima, ma ci è voluto molto lavoro. Ad esempio, all’inizio non mi piaceva per niente il mio accento londinese, ma adesso riesco a imitarlo bene. Ho studiato ancora e ho una app per gli accenti, ho anche seguito diversi corsi solo per imparare le tecniche e per essere preparato se viene richiesto un accento diverso. Preferisco sempre parlare con la mia voce, ma per un attore è possibile riprodurre qualsiasi altro accento se si impegna, anche se alcuni possono essere più naturali di altri. (ecco un esempio: https://vimeo.com/427084796 )

Signore e signori, abbiamo avuto l’onore e il piacere di ospitare oggi un attore e scrittore, nato a Chesterfield, Ross Marshall. Grazie infinite per essere stato con noi oggi!

Chiunque voglia contattare Ross, può farlo ai link riportati di seguito!

Spotlight link – https://www.spotlight.com/0139-6726-6937

E-mailRossi.a.marshall@hotmail.co.uk  Tel – 07985163657

Sito web – https://m.facebook.com/RossMarshallactor/posts/?_rdr

IMDB address – imdb.com/name/nm6892498/

Twitter – @RossMarshall7 

Instagram https://www.instagram.com/rossmarshallactor/

Organizzazione e spiritualità

Come diventare organizzati – Parte 2

Benvenuti alla seconda parte della serie “Diventare organizzati”. Oggi affronterò la fase successiva nell’organizzazione dei nostri spazi vitali: redigere un piano d’attacco. 

Con il primo post di questa serie “La funzione primaria” vi siete procurati un quaderno, una penna e siete andati camera per camera a identificare:

  1. Il vero scopo di ogni camera della vostra casa nella vostra vita
  2. Il sentimento che volete che quella stanza esprima
  3. Quali oggetti vi appartengono
  4. Oggetti di altre stanze che dovrebbero essere spostati.

Ora passiamo alla fase successiva: pianificare i giorni e il tempo che sarà necessario per affrontare ogni spazio, quindi eliminare le cose inutili, pulire, organizzare e restituire a esso la sua funzione naturale, bella e definita.

QUATTRO GIORNI DELLA VOSTRA VITA

Scegliere un giorno della settimana da dedicare completamente al decluttering e alla riorganizzazione di uno spazio (o spazi, dipende da quanto siete veloci) per riportarlo allo stato naturale e il più vicino possibile alla vostra visione ideale di quello spazio. Se pensate che un sabato possa andare bene per voi perché è l’unico giorno in cui potete dedicarvici, allora scegliete il sabato. Se potete farlo in un giorno della settimana allora scegliete quello! Qualunque sia il giorno migliore per voi e la vostra famiglia.

Lavorate da sole o se vivete con un compagno o siete sposate, lavorate fianco a fianco con lui per raggiungere il risultato finale. Potreste preferire lavorare per conto vostro per un giorno e poi coinvolgere vostro marito o compagno il fine settimana successivo – qualsiasi cosa funzioni per voi!

Nota: se dovete organizzarvi per affidare i vostri figli a qualcuno in questo momento, pianificatelo e organizzatelo per tempo. Secondo la mia esperienza, cercare di fare decluttering e ripulire gli spazi è emotivamente e fisicamente faticoso, e aggiungere dei bambini a tutto questo lo rende ancora più caotico ed emotivo. Sapere di avere qualcuno che bada ai vostri figli durante questo lavoro sarà un grosso carico di lavoro che vi sarete tolte dalla mente.

Un totale di 4 giorni in un mese dedicati completamente al decluttering, alla pulizia e all’organizzazione della casa, comincerete a vedere quanto velocemente e drasticamente ci saranno dei cambiamenti nell’essere organizzati. 

Non vi dirò bugie: saranno 4 giorni difficili. Sarete stanchi. Vi sentirete sopraffatti al punto da fermarvi e sedervi per stare su Facebook o Instagram tutto il giorno. Potrete maledirmi oppure no per avervi detto di buttare, pulire e organizzare. Ma vi chiedo di farmi un favore, di fare un favore a voi stessi, e di ANDARE AVANTI. Il lavoro che state facendo in questo mese vi cambierà letteralmente la vita. Ricordatevelo quando iniziate questo viaggio.

SCEGLIETE QUATTRO PAGINE NUOVE

Penso che ogni camera abbia uno scopo principale o una condizione nella vostra vita. Inoltre credo che il decluttering dovrebbe concentrarsi su una stanza singola o uno spazio.

Faccio decluttering, pulisco e organizzo ogni camera di ogni piano, iniziando dal piano superiore della mia casa e scendendo ai piani di sotto, organizzando ogni spazio di volta in volta. Potete scegliere di fare decluttering seguendo i tipi di camera (tutte le camere da letto, i bagni, il soggiorno e la cucina per esempio). Dipende da voi – sapete voi cosa funziona e cosa vi mantiene motivati. 

Prendete quattro pagine del quaderno e segnate la data delle vostre prossime sessioni di decluttering. Sotto tali date, scrivete l’ordine delle camere che affronterete, un piano di battaglia se volete, a cui potete fare riferimento durante il processo. A volte è facile lasciarsi trasportare dal voler riordinare altri spazi che sembrano richiedere la vostra attenzione. Scrivere un piano d’azione vi aiuterà ad affrontare il piano di decluettering nella maniera più efficiente possibile. Potete scegliere di lasciare per ultima la camera dei bambini, così che possano stare con voi durante I lavori.

IMPOSTARE UN PROGRAMMA

Su una pagina del quaderno scrivete il vostro programma della giornata. Se potete, preparate i pasti la sera prima di iniziare il decluttering in modo da non dover organizzare né pensare a cosa mangiare a colazione o a pranzo. Un’altra idea fantastica è organizzarsi per andare a cena fuori dopo una giornata di decluttering! Dubito che vorrete cucinare o pulire i piatti dopo una di queste giornate.

Ecco un esempio di come potete organizzare la giornata:

8:00-9:00 – Pensate ai bambini (chiedere aiuto ai nonni, al marito, alla baby sitter o a un membro della famiglia di occuparsi di loro), fate una colazione abbondante (ve lo consiglio.)

9:00-12:00 – Decluttering 

Anche se sarete tentati di farlo, non iniziate a organizzare e mettere le cose da parte finché non avrete esaminato tutti gli oggetti e deciso se tenerli o disfarvene. Non saprete di cosa avrete bisogno per dare uno spazio a ogni cosa finché non avrete finito.  

12:00-13:00 – Pausa pranzo. Fate un pranzo abbondante per mantenere la motivazione e continuare.

13:00-14:00 – Decluttering

14:00-16:00 – Pulire

Questa fase è importantissima. Pulire la stanza in cui state facendo decluttering in maniera accurata e approfondita. Aspirate i tappeti, usate una macchina per la pulizia a umido e a secco dei pavimenti. Usare un vaporetto per rimuovere la muffa. Pulire porte e finestre. Farlo prima di iniziare a mettere le cose a posto in modo da avere uno spazio perfettamente pulito in cui lavorare.  

16:00-18:00 – Organizzare

18:00 – Fine della giornata

UNA NOTA PER L’ARMADIO

Vi suggerisco di trattarlo come uno spazio a parte, una camera in una camere se volete. Questo spazio tende a occupare più tempo di tutti anche dal punto di vista emotivo, ecco perché consiglio di dedicare almeno un giorno completo solo ai vestiti.

Ci vorrà del tempo per decidere se ogni vestito si rende davvero felici e fi sta bene. Avrete bisogno di una visione chiara del vostro armadio che volete avere per la vostra vita. Quando fissate la tabella di marcia lasciate un giorno per dedicarvi all’armadio. 

FASE DUE: PIANO D’AZIONE 

Il compito di questa settimana: scrivere un piano d’attacco per ogni giorno dedicato al decluttering, alla pulizia e all’organizzazione. 

Strumenti

  1. Quaderno
  2. Penna 

Azione

  1. Guardare il calendario mensile e scegliere un giorno della settimana in cui vi dedicherete al decluttering, alla pulizia e all’organizzazione degli spazi nella vostra casa. 
  2. Scrivete una data per ognuna della 4 pagine del vostro quaderno.
  1. Sotto ogni data assegnate gli spazi che volete affrontare quel giorno.
  2. Elencare gli obiettivi del giorno, ciò che volete portare a termine.
  3. Scrivete il programma del giorno in maniera dettagliata
  4. Scrivete tutti i pensieri aggiuntivi o i commenti utili. 

ESEMPIO

Sabato 3 giugno

Spazi in cui fare decluttering: 

  1. Camera da letto
  2. Bagno
  3. Cameretta  

Obiettivi del giorno: 

  • Liberare la camera scelta
  • Donare ogni oggetto che non mi dona più gioia, che non serve più o che non ha un altro posto in casa. 
  • Buttare tutto ciò che è rotto o che non può essere riparato.
  • Donare tutti i vestiti dei bambini che non sono più adatti  
  • Pulire a fondo ogni camera per prepararsi a organizzare e rimettere gli oggetti al loro posto
  • Organizzare e rimettere gli oggetti al loro posto

Traduzione e adattamento dell’articolo originale di Lauren Tucker

https://www.anorganizedlife.info/blog/2017/5/9/becoming-organized-step-2-a-cunning-plan?rq=becoming%20organized%20

Enogastronomia, Regno Unito

Un assaggio di Sheffield

E per chi volesse cimentarsi nella realizzazione di questa ricetta ma non conosce l’inglese, ecco a voi la traduzione in italiano passo passo!

[Per la ricetta originale in inglese seguite il link https://translationandwords.com/2020/06/07/un-assaggio-di-sheffield/ ]

La Meat and Potato Pie con la sua speciale Henderson’s Relish, la “salsa Hendos”: un’altra esclusiva di Sheffield! Eccovi la ricetta, tutta britannica, qui preparata dalla nostra “corrispondente speciale da Sheffield”, Stephanie Patterson. Buon appetito!

Meat and Potato Pie

Per 4 persone

Ingredienti:

600 g di carne di manzo a pezzetti

1 cipolla grande tritata finemente 

3 dadi OXO o dadi di carne 

1 cucchiaio di Lea & Perrins Worcestershire sauce o Henderson’s relish

1 litro d’acqua

100 g di salsa gravy (salsa di carne) di vitello

600 g o 6 patate medie – pelate e tagliate a quarti 

500 g di pasta brisé pronta all’uso o fatta in casa

½ cucchiaino di sale per le patate

1 uovo sbattuto

Procedimento:

  1. Mettere la carne, la cipolla, il dado, la salsa relish e l’acqua in una padella larga o in una slow cooker.
  1. Portare a ebollizione e abbassare la fiamma per far cuocere lentamente finché la carne non diventa morbida. Aggiungere il mix per la salsa gravy e lasciarla insaporire e addensare. Far raffreddare
  2. Mettere le patate in una casseruola e coprirle con acqua. Aggiungere un pizzico di sale. Far bollire le patate con il sale fino a che non siano cotte, ma senza sfaldarsi. Scolare le patate e lasciarle a raffreddare (se il ripieno non si raffredda, la pasta brisé assorbirà il liquido diventando difficile da lavorare).
  1. Srotolare la pasta brisé e stenderla in uno spessore di circa 1 cm. Foderare con la pasta un piatto da forno. Aggiungere le patate e versarvi sopra la carne, assicurandosi che il composto sia ben omogeneo. Ricoprire tutto abbondantemente con salsa gravy. Coprire l’intera superficie del piatto e ritagliare i bordi per creare una finitura ben definita.
  1. Fare 3 tagli diagonali nella pasta per far fuoriuscire i vapori. Utilizzando un pennello morbido coprire la pasta con un sottile strato di uovo sbattuto. Ciò darà all’impasto un bel colore dorato.
  1. Mettere in forno, preriscaldato a 200° finché la crosta non sia dorata e il ripieno fumante. 
  2. Servire con abbondante salsa gravy ed Henderson’s relish. Buon appetito!

Salsa gravy: salsa della tradizione inglese e americana per accompagnare la carne https://www.agrodolce.it/ricette/salsa-gravy/

Per saperne di più sulla Henderson’s Relish, fare clic qui: https://www.hendersonsrelish.com/the-relish/

Per saperne di più ed acquistare la Lea & Perrins Worcestershire sauce, fai clic qui: https://www.leaandperrins.co.uk/our-sauce

Turismo

Vedi Napoli e poi muori…disse colui che non era mai stato a Cava de’ Tirreni…

Scendendo da Napoli verso sud si trovano diverse città e piccoli borghi incantevoli assolutamente da non perdere. Prima di arrivare al mare, a circa quindici chilometri dalla Costiera Amalfitana, una cittadina di circa 60000 abitanti conserva ancora il fascino dei borghi medievali e racchiude bellezze e peculiarità che risalgono ai tempi degli antichi romani. Dalle alture cittadine è possibile ammirare l’intera valle con i suoi tetti colorati e le colline circostanti che la incorniciano fino ad aprirsi sul mare a sud. Di origine etrusca, Cava de’ Tirreni è una delle pochissime città del sud ad avere i portici, simbolo di attività commerciale, poiché offrivano riparo a coloro che si trovavano a passare da queste parti sulla strada verso Napoli. La città conserva ancora oggi il suo assetto commerciale e i suoi portici sono diventati un vero e proprio centro commerciale naturale dove è possibile trovare boutique di abbigliamento, locali, pizzerie e pub. Di sera le strade si riempiono di persone che amano passeggiare lungo il corso per fare il cosiddetto struscio (passeggiare rilassandosi tra le vie della città senza una meta).

Tutto questo è ciò che Cava era ed è stata da sempre, ma improvvisamente a inizio marzo tutto si è fermato… le strade sono rimaste deserte spogliando la città della sua anima. Osservare i portici in prospettiva, se da un lato dava la possibilità di ammirare la città in tutta la sua bellezza, dall’altro dava la misura di quello che è stato l’impatto della pandemia e del lockdown. Attività commerciali chiuse e nessuno per strada. Una città privata della sua anima più antica, la gente e l’attività frenetica dei commercianti…

Ma Cava de’ Tirreni non è nuova a questo tipo di esperienza, già nel 1656 la città dovette affrontare la Grande Peste così come avvenne in altre parti d’Europa. A testimonianza di ciò si possono consultare i documenti conservati nell’archivio del comune di Cava de’ Tirreni, di Salerno e di Napoli.

Nel documento conservato nell’archivio del comune di Cava de’ Tirreni il notaio Tommaso Gaudiosi scriveva: «Si ritrovò (a Cava de’Tirreni allora La Cava) infetta anch’Ella dal male senza potervi fare riparo, poiché essendo da ogni lato aperta, né essendosi dai superiori proibito affatto l’ingresso».

La città si riprese lentamente e faticosamente dalla peste per ritornare alla sua frenetica attività di città commerciale.

E noi oggi stiamo ripercorrendo le orme dei nostri padri… abbiamo raccolto le nostre forze e stretto nuove alleanze per sostenere una città ancora una volta in ripresa…

Tutto il resto venite a scoprirlo di persona….

Regno Unito, Turismo

Benvenuti al Nord… del Regno Unito ovviamente!

scritto da Silvana Collura

Orwell, che di ottimismo se ne intendeva, scrisse “Sheffield, I suppose, could justly claim to be called the ugliest town in the Old World”… Eppure, laggiù, anzi lassù nel South Yorkshire, la classe operaia della capitale dell’acciaio e dei coltelli, proprio quelli dei Racconti di Canterbury, si stava già guadagnando il paradiso, superando prima la crisi dell’acciaio damasco e poi una drammatica alluvione. 

Oggi, Sheffield offre uno splendido quadro dell’Inghilterra del Nord: forte delle esperienze del passato, arricchita dal fermento della storica Università, questa città consente di incontrare un’identità unica e genuina, a metà strada tra Edinburgo e Londra.

Una semplice passeggiata in città vi consentirà di ammirare edifici straordinari come il municipio e la sede dell’Università, di visitare il museo dell’acciaio, rilassarvi in uno dei parchi o al giardino botanico, gustare qualcosa di buono in uno dei pub su London Road e concludere la giornata scegliendo fra gli spettacoli al Crucible Theatre o a bere una straordinaria ale!

Naturalmente, non possiamo non ricordarvi che Sheffield è la città degli eroi di Full Monty… e allora via, a caccia delle location “post-industriali” che hanno partecipato, co-protagoniste a pieno titolo, al film di Peter Cattaneo! Perché non recarsi al Job Centre e cimentarsi nella “Hot stuff” dance?

Infine, Sheffield è indubbiamente una scelta strategica per visitare facilmente e con comodità altre mete imperdibili nello Yorkshire: Manchester, York, Leeds e Nottingham, per chi ama le città, lo splendido Peak District National Park, per chi ama la natura e, con qualche miglio in più, la Spurn National Nature Reserve!

Enjoy!

Welcome to God’s country!

tradotto da Thérèse Nicole Marshall

Orwell, an avowed optimist, wrote, “Sheffield, I suppose, could justly claim to be called the ugliest town in the Old World”… And yet, over there, indeed up there in South Yorkshire, the working class capital of steel and blades, the very knives mentioned in the Canterbury Tales, was already earning its place in heaven, first overcoming the Damascus steel crisis and then a dramatic flood. 

Today, Sheffield provides a splendid picture of the North of England: fortified by experience gained in its bygone years, enriched by the bustling atmosphere at the historic University, this city enables you to encounter a unique yet genuine identity, located halfway between Edinburgh and London.

A simple stroll through the city will allow you to admire extraordinary buildings such as the City Hall and the University headquarters, visit the Steel Museum, relax in one of the parks or at the botanical garden, savour something scrumptious in one of the many pubs on London Road, ending the day by being spoilt for choice at the shows being staged at the Crucible Theatre or sipping an extraordinary ale!

Of course, we could not fail to point out that Sheffield is the city of the Full Monty heroes… and so let’s set off in pursuit of the “post-industrial” locations that were featured in Peter Cattaneo’s film! Why not go to the Job Centre and try your hand at the “Hot stuff” dance?

Finally, Sheffield is undoubtedly a strategic choice to easily and conveniently visit other must-see destinations in Yorkshire including Manchester, York, Leeds and Nottingham to name but a few, for those who love cities, alongside the beautiful Peak District National Park, for nature lovers and, by travelling further afield, the Spurn National Nature Reserve!

Enjoy!

Interviste e attualità

Voci dalla ripresa

Siamo finalmente nella tanto agognata fase 2, e il mio primo pensiero, devo ammetterlo è stato “quando posso andare dal parrucchiere?”. Appena ho saputo la data di apertura mi sono precipitata a prenotarmi! Finalmente potevo tornare a dare un senso al cespuglio che mi ritrovo in testa al posto dei capelli :)) E anche se avrei dovuto mettere mascherina e guanti non sarebbe stato un problema. Mia nonna diceva che “chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire”… ben vengano allora questi piccoli sacrifici per ritagliarmi quel paio d’ore solo per me tra le coccole del mio amico parrucchiere! Sì, perché anche se andare dal parrucchiere per molti può essere considerato un lusso, è uno di quei momenti che ti rimettono al mondo, che ti fanno dimenticare per un po’ i problemi e ti regalano un angolo di serenità e di sorrisi. E mentre ero lì non ho potuto fare a meno di fare quattro chiacchiere, come al solito, e di scambiare con lui le considerazioni che questi ultimi mesi ci hanno imposto.

Siamo all’inizio della Fase 2, come sta procedendo?

Siamo al secondo giorno dall’apertura e sta andando abbastanza bene. Abbiamo provveduto a effettuare una sanificazione del salone e distanziato le varie postazioni nel rispetto della distanza di sicurezza. Le clienti sono abbastanza tranquille e ci chiamano per capire come ci siamo organizzati. Noi le rassicuriamo spiegando loro che abbiamo provveduto a sanificare tutte le attrezzature e gli ambienti, e che in negozio forniremo camice e asciugamani monouso. Sterilizziamo le attrezzature con il paracetico, in modo da garantire la perfetta sterilizzazione delle attrezzature. Prendiamo appuntamenti distanziati in modo da avere il tempo di seguire ogni cliente con la massima attenzione e cura, e invitiamo le clienti a indossare mascherina e guanti durante la permanenza in negozio.

Quali sono le misure di protezione che avete adottato?

Abbiamo installato una colonnina con un gel sanificante per consentire alle clienti di disinfettare le mani appena entrate nel negozio. Nel rispetto della legge sulla sicurezza abbiamo un termoscanner per rilevare la temperatura delle clienti. Una volta effettuate tutte queste operazioni iniziali compiliamo un modulo con nome e cognome della cliente e la temperatura rilevata. Contestualmente compiliamo anche un altro modulo per la privacy, anch’esso firmato dalla cliente. Successivamente la cliente può accomodarsi sulla poltrona, appena sanificata e pronta per accoglierla in tutta sicurezza. Per evitare assembramenti e ritardi eseguiamo un trattamento per volta e tutto viene stabilito durante la telefonata per l’appuntamento.

Come stanno reagendo i clienti?

Le clienti stanno reagendo con grande positività. Rispettano gli appuntamenti e hanno tanta voglia di tornare alla normalità, di prendersi cura dei propri capelli e della propria bellezza. C’è il desiderio di tornare alla vita sociale e le clienti rispettano tutte le regole per la loro sicurezza. Rispettano l’uso della mascherina e la distanza sociale.

Cosa avete fatto in questo periodo di quarantena?

Durante la quarantena ho cercato di recuperare tempo per gli affetti familiari. Di solito siamo presi dal ritmo quotidiano e non abbiamo tempo per fermarci. La pandemia che ci ha colpito ci ha permesso di riflettere sull’importanza della salute e del benessere della propria famiglia. Ho avuto più tempo per fare delle cose insieme, come ad esempio la colazione o preparare il pranzo insieme. Curare la casa e gli affetti senza fretta, cose che di solito non riesco a fare come vorrei perché preso dal ritmo e dalla velocità della vita quotidiana.

Per quanto riguarda il lavoro, io e i miei collaboratori siamo rimasti in contatto con molte delle nostre clienti, offrendo loro consigli sulla cura dei capelli e suggerimenti. Abbiamo continuato a curare il rapporto con le clienti pur rimanendo a distanza. Ci siamo confrontati con i colleghi di altri saloni per cercare di capire quali potessero essere le misure che avremmo dovuto adottare e sulle varie problematiche legate al nostro settore. Con alcuni colleghi abbiamo avuto un confronto anche acceso per quanto riguarda i tempi e le modalità per la riapertura. Molti tra colleghi e amici hanno manifestato momenti di scoraggiamento, ho cercato di tirarli su come potevo.

C’è stato spazio anche per la formazione e ne ho approfittato per seguire un webinar con il motivatore Roberto Re, esperto di Programmazione Neurolinguistica. Ho anche seguito diversi webinar sui prodotti e le strategie di vendita con l’azienda che ci fornisce i prodotti che usiamo quotidianamente nel nostro salone.

Vuoi dire qualcosa in particolare?

Personalmente penso che sia stato un periodo molto difficile dal punto di vista psicologico e della vita quotidiana. Ogni sera quando scendevo a buttare la spazzatura avevo sempre paura di essere fermato dalle forze dell’ordine. Sembrava ci fosse il coprifuoco. Spero vivamente che riusciremo a ripartire in maniera concreta e a tornare a un ritmo il più vicino possibile a quello cui siamo abituati, senza dimenticare il messaggio che questo periodo ci ha dato.

Il mio parrucchiere si chiama Gennaro Ronca ed è titolare, insieme al fratello Aldo, del salone di bellezza Ronca Parrucchieri, con sede a Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno.

Organizzazione e spiritualità

5 consigli per organizzare la casa di un freelance

Rimanere produttivi è una delle maggiori sfide per freelance, soprattutto quando si lavora da casa. Ma un po’ di organizzazione in casa può essere davvero utile per ottimizzare la produttività. Più sarà organizzato il tuo ambiente di lavoro più facile sarà concentrarsi sull’attività da svolgere. L’organizzazione della casa inizia con la gestione del tempo e una programmazione intelligente. Ecco alcuni consigli su come migliorare la produttività come freelance:

RIDURRE LE DISTRAZIONI

Quando si lavora da casa è importante ridurre le distrazioni il più possibile. Idealmente la postazione di lavoro deve essere lontana dalla TV o dal letto. Stabilire dei confini tra la zona di lavoro e quella del relax vi consentirà di entrare nella giusta mentalità lavorativa. Assicuratevi che la vostra postazione sia libera da ogni oggetto che possa distrarvi. Dovreste anche fissare delle linee generali per gli altri abitanti della casa. Stabilite un orario di lavoro in modo che nessuno vi disturbi.

ORGANIZZARE UNO SPAZIO DI LAVORO FUNZIONALE 

L’organizzazione dello spazio di lavoro dipende dal vostro tipo di lavoro. Avete bisogno di un’area per la produzione? Se avete abbastanza spazio in casa, prendete in considerazione l’idea di dividere l’ufficio in diverse zone di lavoro. Ciò vi aiuterà a organizzare le varie mansioni.

La comodità è una priorità quando si lavora da casa. Se dovete lavorare alla scrivania, prendete una sedia ergonomica che offra un idoneo supporto per la schiena. Ripulite la scrivania di ogni oggetto inutile e trovate spazio per riporre gli oggetti di uso quotidiano.

Avrete bisogno anche di un sistema di archiviazione per i documenti importanti in modo da non avere pile di documenti sulla scrivania. 

AGGIORNATE LA RETE INTERNET 

Una connessione internet ad alta velocità è essenziale per tutti i freelance che lavorano da casa. Aggiornare la vostra connessione vi consentirà di fare la differenza nella produttività e nell’organizzazione quotidiana.  

FISSARE UN PROGRAMMA 

Quando sei il tuo capo, puoi lavorare quando vuoi. Ma essere troppo flessibili non è sempre positivo. Se non si segue una routine appropriata, il rischio è di essere disorganizzati e di andare nel panico. La produttività aumenterà se si fissano orari e limiti di tempo per ogni giornata lavorativa. 

Per rimanere organizzati a casa, trattate il lavoro da freelance come ogni altro lavoro full-time. Scrivete un programma delle ore di lavoro per ogni giorno. Scegliete le ore in cui siete più produttivi. Se siete mattinieri potete inserire le vostre attività più importanti nelle prime ore del giorno.  

TENETE TRACCIA DEI VOSTRI COMPITI E RESPONSABILITÀ

Rimanere organizzati significa tenere il controllo delle proprie attività e responsabilità. Poiché non esiste un capo che vi dice cosa fare, siete voi che dovete pianificare.

Scrivete tutti gli obiettivi della settimana su una lavagna o un foglio grande. Mettetelo vicino alla vostra scrivania, in modo da avere sempre tutto davanti. Quali progetti e attività devono essere completati? Oltre agli obiettivi settimanali dovete scrivere una to-do-list all’inizio di ogni giornata lavorativa.

Al termine di ogni giornata di lavoro e di ogni settimana, controllate l’elenco per vedere se avete completato i vostri obiettivi. Se non ci siete riusciti, allora vuol dire che c’è qualcosa da cambiare. Potete modificare per migliorare la gestione del tempo e la programmazione.

Conclusioni:

Iniziate a organizzare la casa oggi. Con un’organizzazione della postazione di lavoro funzionale, internet veloce e una pianificazione dettagliata, sarete più concentrati durante la giornata.