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Work-life balance

Ovvero la necessità di trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata… Un’espressione che chi lavora da casa conosce molto bene, poiché essendo padrone del suo tempo e lavorando in maniera indipendente rappresenta uno dei suoi crucci fondamentali.

Sono stati scritti articoli, organizzati webinar, corsi e meeting vari sull’organizzazione del lavoro, degli spazi e del tempo.

Secondo la mia personale esperienza cercare di organizzarsi, di gestire tempo e soprattutto di trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro non è una cosa che riesce facilmente. Ciò vale soprattutto se ci limitiamo ad esaminare la cosa dal punto di vista tradizionale e collegandosi alla vecchia idea del lavoro da casa. Oggi lavorare da casa e soprattutto essere freelance ha assunto una connotazione completamente diversa. Non è più una questione di dividere la vita lavorativa da quella privata, poiché entrambi sono parte di una sola medaglia, la vita appunto! Tutto ciò ci consente di mantenere una certa flessibilità e di passare facilmente da un ambito all’altro valicando il confine. Tale flessibilità rischia di diventare però una trappola in cui si può essere schiavi della pigrizia da un lato e del lavoro dal lato opposto.

La cosa che più di tutte può aiutarci ad evitare di perdere il controllo e contemporaneamente mantenere una certa disciplina lavorativa è porre dei paletti, delimitare gli spazi e fissare delle priorità. Se siete fortunati e avete a disposizione una stanza da adibire ad ufficio allora mettere dei paletti e isolarsi può diventare più semplice. Basta chiudere la porta e dire a tutti gli altri componenti della famiglia che non vogliamo che ci disturbino perché stiamo lavorando. Più avremo la forza di dire dei no, più ci rispetteremo e più lo faranno gli altri. Tutto dipende dall’importanza che diamo noi stessi alla nostra attività… Se quando ci chiedono che lavoro fai rispondi con un timido “faccio traduzioni..” sminuendo la cosa come se fosse quasi qualcosa di poco rilevante, come vogliamo che il nostro interlocutore abbia un’idea di valore della nostra attività? Dobbiamo essere noi a farlo per primi, poi chi ci circonda si adeguerà. Se invece di rispondere così diciamo “sono una traduttrice professionista e mi occupo di comunicazione”, magari il nostro interlocutore non capirà con precisione cosa facciamo effettivamente per vivere, ma almeno avrà l’impressione che sia qualcosa di valore, che lui non conosce, ma su cui chiederà spiegazioni. Questo discorso si applica perfettamente al discorso sull’equilibrio di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Se sono io per prima a comunicare che sto lavorando e a fissare dei paletti, potrò lavorare anche sul tavolo del soggiorno in mezzo a 10 bambini scalpitanti che ti lanciano aeroplanini di carta sotto il naso. Ovviamente questa è una situazione estrema, e se impariamo a porre dei limiti e fissare dei confini non ci arriveremo mai, perché i bambini giocheranno da un’altra parte senza neppure chiederglielo.

Enogastronomia

5 cose da fare per tradurre una ricetta

Nel mio ultimo post ho pubblicato la traduzione di una ricetta. Ma qual è il processo di elaborazione dal testo A di partenza al testo B di arrivo? Il processo di traduzione non è qualcosa di immediato, ma passa attraverso diverse fasi. Di seguito vi indico il percorso che ho seguito per la traduzione di questo tipo di testo.

Dividiamolo per fasi:

  1. Lettura generale del testo per avere un’idea di cosa si tratta. Segue una lettura più approfondita per capire quali possono essere le difficoltà del testo.
  2. Trattandosi di una ricetta è un testo breve che può nascondere delle insidie. A questo punto ho individuato tutte le parole da cercare e le ricerche eventuali da fare.
  3. Ho iniziato a tradurre realizzando la prima bozza del testo.
  4. Terminata la prima stesura mi sono presa una pausa per prendere le distanze dal testo. In questo modo posso avere il giusto distacco per poi rileggere e individuare gli errori.
  5. Ho letto e riletto più volte la versione definitiva.

Le difficoltà di questo tipo di traduzione sono legate soprattutto alla terminologia specifica, le eventuali conversioni da fare tra le unità di misura, i prodotti non reperibili dei quali non esiste un equivalente esatto di quello del paese di origine. Ovviamente è importantissimo il contesto in cui una ricetta si inserisce. Non si tratta di una semplice lista di ingredienti e di una procedura da seguire, ma porta con se’ un significato culturale. Un particolare ingrediente può essere più o meno reperibile, perché tipico di quel paese in cui la ricetta ha origine. In poche parole se io che sono in Italia, decido di preparare un piatto tipico di un altro paese, è probabile che non avrò tutti gli ingredienti adatti e che dovrò accontentarmi di un sostituto di un ingrediente che si trova solo nel paese in cui quel piatto è diffuso.