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What is translation and why translation matters?

Translation is one of the most ancient activities people have done in history. The first and most translated book of all time was perhaps the Bible, or more precisely the Book of Genesis.

The Bible was translated in more than 2000 languages worldwide!

Without translation, these documents would not have reached the world and probably Catholicism would not have the diffusion it has nowadays.

According to studies conducted by anthropologists, there are more than 6,000 human languages spoken in the world. We do not know how many languages are written. Maybe 600, but nobody can either read, speak or write in all of these languages. Let’s suppose that someone can read two or three languages, even more in certain cases… But most people cannot read or write in so many languages, that’s why translation matters!

Without translation, some of the most ancient, fundamental books and documents of the history would have been lost forever.

But what is translation?

This seems to be rather a banal question… Everyone knows what translation is! By the way, technically speaking, things are much more complicated than we think. 

Translation is a cognitive process i starting from point A to arrive at point B.

Point A is the source language, while point B is the target language.

When we imagine this process, we could imagine an ice cube melting at the beginning and icing another structure at the end. The first ice cube is the source language with all its rules and structures, the second ice cube is the target language with many different rules and structures. All of them are interconnected.

Interviste e attualità, Regno Unito, Tradurre

Intervista a Ross Marshall, attore e scrittore

di Thérèse Nicola Marshall (*)

Traduzione di Angela Monetta

Oggi abbiamo l’onore e il piacere di intervistare Ross Marshall (*nessuna parentela!), un attore nato a Chesterfield che vive a Sheffield (UK). Lo abbiamo incontrato per parlare della sua interessante carriera!

D.: Ciao Ross, come stai? Prima di tutto vorrei chiederti perché hai deciso di diventare attore e scrittore. Quale delle due professioni è venuta prima?

R: Benissimo! E grazie per avermi invitato. Beh, per rispondere alla prima domanda, ho iniziato prima come scrittore, poi mi sono dedicato alla recitazione come conseguenza della mia attività di scrittore. Uno spettacolo che ho scritto nel 2014 insieme al mio amico Lee Otway dal titolo “Educating Bitchfield – School on Report” è stato finanziato come progetto pilota e ho avuto la possibilità di salire sul set con tanti nomi famosi nel mondo della recitazione. All’inizio volevo solo una piccola parte nello spettacolo e mi sono iscritto alla scuola di recitazione con questo obiettivo. Il contesto in cui mi sono trovato e il successo sul set, mi hanno fatto decidere di andare avanti e mi sono reso conto che era ciò che desideravo.

D.: Dove hai studiato per diventare attore e scrittore? R: Sono stato sempre bravo in recitazione a scuola e ho avuto il voto più alto al corso di scrittura creativa del mio corso di laurea, ma per quanto riguarda la scrittura, posso dire di essere un autodidatta. Dal 2005 al 2008 scrivevo messaggi sulla bacheca della BBC invece di lavorare (non dirò il nome dell’azienda!) e senza volerlo ho finito per creare un personaggio comico che è diventato un cult che non potevi fare a meno di seguire. Sono fiero di dire che facevo intasare la bacheca della BBC regolarmente per la richiesta dei miei post! Hanno poi realizzato un sito web in onore dei personaggi immaginari che avevo creato. Poi ho scritto la mia prima sceneggiatura, dal titolo “Insect in the Trent”, insieme a mio cugino Bjarne Tungland, lo abbiamo proposto alla BabyCow productions che ha mostrato un grande interesse. Ci sono state chieste diverse riscritture, ma non avevamo esperienza all’epoca e quindi si sono spostati su altro. Ho letto dei libri sulla scrittura di sceneggiature in passato. Ho anche seguito un corso sulla scrittura di sceneggiature e sono molto appassionato. Ho letto tanti libri sull’argomento e ancora mi piace. Ho frequentato la Yorkshire School of Acting per la televisione e la Carney Academy per il teatro. Sono stato anche ai “Meisner days” e a diversi laboratori/corsi a Londra. Ho seguito anche delle “equity masterclasses” e un corso alla Inspire Actors Studio di Manchester. Ho frequentato anche un corso di tiro di 2 giorni per i film e la TV.

D.: Facendo ricerche sulla tua versatile carriera, ho letto che hai fatto diverse cose, hai recitato in tanti film, pubblicità, serie televisive, video musicale oltre che per il teatro. Quale tipo di recitazione preferisci?

R: Mi piacciono tutti i tipi di recitazione, ma il mio preferito è per la televisione. Ho fatto parte del cast di diverse commedie e spesso ho recitato la parte di adorabili perdenti o deficienti ed è un po’ preoccupante il fatto che questi ruoli mi vengano così naturali! Ma ho recitato anche in diversi ruoli seri, interpretando soprattutto furfanti. Detto questo mi piace molto recitare a teatro, ma lo trovo molto impegnativo, anche se il successo degli spettacoli dal vivo davanti al pubblico non può essere sostituito da nient’altro! Recitare provoca dipendenza e la considero una forma d’arte.

D.: Se avessi la possibilità di scegliere il ruolo dei tuoi sogni, quale sarebbe?

R: Il ruolo dei miei sogni è Alfie, mi è piaciuta la versione di Michael Caine e anche il remake di Jude Law. Non è solo perché può avere tutte le ragazze che mi piace quel ruolo! Lo trovo un personaggio molto complesso e mi piace il fatto che ha sbagliato tutte le priorità. Mi piace anche che Alfie racconta e spesso rompe la quarta parete parlando direttamente alla telecamera o al pubblico. Penso che quest’aspetto renda il ruolo ancora più interessante.

D.: Ho letto anche che hai ricoperto il ruolo di diversi personaggi che hanno avuto gravi difficoltà nella vita, come difficoltà nel parlare o malati terminali, come ti sei preparato ad affrontare questi ruoli impegnativi?

R: Penso che per ruoli in cui interpreti personaggi con accenti diversi o con difficoltà nel parlare bisogna lavorare sodo per riprodurre l’accento o il modo giusto di parlare, in modo che venga naturale. È importante come imparare bene la parte a memoria. Se diventa un pensiero fisso è perché hai dei dubbi, perché non ti senti sicuro. Ho frequentato corsi di dizione per imparare le tecniche e non sempre è facile! I malati terminali ad esempio richiederanno sempre di interpretare molte scene toccanti. Credo che bisogna immergersi completamente nel personaggio, nella sceneggiatura e nella storia alla base in modo che tutto sembri reale.

D. Parliamo della tua carriera di scrittore. Ho visto che ti sei specializzato nella scrittura di sit-com. Nel 2015, sei stato nominato al premio British Film Industry Royal Television Society Awards per la sitcom per la quale hai collaborato alla stesura, dal titolo “School on Report” che è stata trasmessa su Sky Arts e Now TV, hai nuovi progetti in programma?

R: Sì, in effetti, la LTBL productions ha appena prodotto una sitcom dal titolo “Tea for Three” che ho scritto insieme a Bjarne Tungland e Rita May, in cui recita anche mia nonna. E’ la storia di 2 cugini che fanno visita all’anziana nonna una volta la settimana per cenare insieme e fare quattro chiacchiere, e sorprese e tanta confusione. Interpreto uno dei cugini. Mi piace scrivere di ciò che conosco e la sceneggiatura si basa sulla realtà di quando io e mio cugino andavamo da mia nonna una volta la settimana per il tè. Mia nonna ha 95 anni ed è molto speciale per noi e un po’ un personaggio, diciamo! Non doveva ancora uscire, ma a causa del Covid-19 tutti i fondi per i festival e le serie sono bloccati, perciò l’intero episodio pilota è disponibile su YouTube https://youtu.be/nCnyHvV7vFc

D.: Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un attore o uno scrittore?

Penso che bisogna semplicemente avviarsi. L’inizio è spesso la parte più difficile e può essere molto frustrante, costoso e provocare riluttanza. Inoltre, il valore aggiunto sono quei momenti quando devi recitare o mettere in scena un tuo lavoro. Ne vale la pena, scegliere di farlo, di provare e di godersi l’intero viaggio! Sarebbe da pazzi il contrario! Bisogna essere tenaci, lavorare sodo e credere in se stessi. Sembrano dei cliché, ma è così.

D.: Sebbene possa immaginare che tu sia fiero di essere del Nord e di parlare in dialetto, so che hai frequentato diversi laboratori per imparare diverse voci e accenti, incluso il corso Equity ‘Nailing your accent’ per adattare il tuo accento del nord per nuovi ruoli e non rischiare di essere messo in ridicolo, puoi farci un esempio degli accenti che sai imitare?

Quelli che credo mi riescano meglio degli altri con il mio accento del nord sono quello del sud di Londra e del East/West Midlands, anche se il mio inglese standard sta migliorando sempre di più! Vorrei parlare bene con tutti gli accenti e sono adesso molto più sicuro di prima, ma ci è voluto molto lavoro. Ad esempio, all’inizio non mi piaceva per niente il mio accento londinese, ma adesso riesco a imitarlo bene. Ho studiato ancora e ho una app per gli accenti, ho anche seguito diversi corsi solo per imparare le tecniche e per essere preparato se viene richiesto un accento diverso. Preferisco sempre parlare con la mia voce, ma per un attore è possibile riprodurre qualsiasi altro accento se si impegna, anche se alcuni possono essere più naturali di altri. (ecco un esempio: https://vimeo.com/427084796 )

Signore e signori, abbiamo avuto l’onore e il piacere di ospitare oggi un attore e scrittore, nato a Chesterfield, Ross Marshall. Grazie infinite per essere stato con noi oggi!

Chiunque voglia contattare Ross, può farlo ai link riportati di seguito!

Spotlight link – https://www.spotlight.com/0139-6726-6937

E-mailRossi.a.marshall@hotmail.co.uk  Tel – 07985163657

Sito web – https://m.facebook.com/RossMarshallactor/posts/?_rdr

IMDB address – imdb.com/name/nm6892498/

Twitter – @RossMarshall7 

Instagram https://www.instagram.com/rossmarshallactor/

Turismo

They say “See Naples and die” … yet perhaps you haven’t seen Cava de’ Tirreni…

By Angela Monetta (Translation by Thérèse N. Marshall)

Travelling southwards from Naples, you come across several towns and charming little villages that are simply a must-see. About 15 km from the Amalfi Coast, before reaching the sea, there is a town with approximately 60,000 inhabitants that still retains its medieval charm, encompassing beauty and peculiarities dating back to ancient Roman times. From the high part of the town, it is possible to admire the entire valley with its colourful roofs, alongside the surrounding hills acting as its backdrop, until you reach its southernmost part overlooking the sea. Cava de’ Tirreni, of Etruscan origin, is one of the very few cities in the south to have porticoes, a symbol of commercial activity, since they provided shelter to those passing through this area on their way to Naples. To date, the city has still preserved its commercial structure and its porticoes have since become an authentic natural shopping centre hosting boutiques, clubs, pizzerias and pubs. In the evening, the streets are cram-packed with people who love to stroll through the streets doing a so-called “struscio” (wandering through the streets without any apparent destination).

All this is what Cava was in bygone days and has always been since then, but suddenly, at the beginning of March, everything came to a standstill… the streets became deserted, stripping the town of its soul. If, on the one hand, by observing the porticoes in perspective, it was possible to admire the city in all its glory, on the other hand, it gave an idea of the impact the pandemic and lockdown had had on Cava. Businesses were forced to close and there wasn’t a living soul in sight. The town had been deprived of its pulsing heart, its people, and the traders’ bustling business activities…

Yet Cava de’ Tirreni is not new to this kind of experience. Way back in 1656, the city had to face the Great Plague, as did other parts of Europe. Evidence of this can be found in the documents preserved in the municipal archives in Cava de’ Tirreni, Salerno and Naples.

In the document preserved in the municipal archives of Cava de’ Tirreni, the notary public Tommaso Gaudiosi once wrote: “Cava de’ Tirreni, (formerly known as “La Cava”) was also found to be infected by the disease without being able to defend itself in any way, as it was open on all sides, yet at the same time, neither did its superiors forbid it (the disease) entering.”

The city slowly and laboriously recovered from the plague to resume its frenetic business activities as a commercial town. Today, we are following in our fathers’ footsteps… having to pluck up courage, forming new alliances in order to support our town, that, once again, has to embark on the long road to recovery…

Come and visit the town in order to discover other characteristics that Cava de’ Tirreni has in store …

Organizzazione e spiritualità

Chiarezza e obiettivi

Clear purpose and good boundaries are essential for getting down what you want to accomplish.

Per il raggiungimento di qualsiasi obiettivo è necessario innanzitutto stabilire dei buoni confini entro cui muoversi. Individuare e stabilire quali sono quelle attività specifiche che ci consentono di andare avanti nella direzione che ci siamo prefissati. Se la motivazione è scarsa, è difficile essere costanti sul percorso scelto. Basta un piccolo intoppo od ostacolo per far crollare il più dettagliato dei percorsi.

Per capire se la strada scelta è quella giusta dobbiamo ascoltarci, capire se quello che stiamo facendo è davvero qualcosa che ci piace e che ci soddisfa. Sembrano banalità, ma è necessario fare chiarezza dentro se stessi e successivamente pensare a un piano d’azione.

  1. Individuare le proprie potenzialità e competenze

Nel momento in cui ci accingiamo a intraprendere un’attività lavorativa (soprattutto se di tipo creativo), la cosa più importante è fare il punto della situazione. Individuare quali sono le proprie competenze e le passioni consente di capire in quali canali investire e approfondire l’ulteriore formazione.

2. Individuare il percorso di formazione adatto a raggiungere gli obiettivi

Una volta individuate le competenze di base è utile capire quale sia la strada che intendiamo percorrere. Capire quali siano i vuoti da colmare nella formazione e integrarli. È fondamentale questo passaggio per non trovarsi in futuro con delle lacune ormai incolmabili.

Questa strategia è applicabile anche nel settore della traduzione. Se avete deciso di diventare traduttori e siete alle prime armi è importante avere chiari questi punti. Non basta essere bilingue, né aver fatto un percorso da linguista. Ci sono competenze che vanno integrate e affinate con l’esperienza, come nel caso del marketing e di tutto ciò che concerne l’attività imprenditoriale. Il traduttore professionista che lavora da freelance è un vero e proprio imprenditore e, per essere sempre al passo con i tempi e le tendenze del settore, deve dimostrare tutta la sua resilienza adattandosi al mercato e integrando sempre nuove conoscenze. Nel momento in cui ciò non si fa più si rischia di essere irrimediabilmente tagliati fuori.

Organizzazione e spiritualità

Come diventare organizzati – Parte 1

Da qualche anno mi sono appassionata alla lettura di blog dedicati all’organizzazione, minimalismo e allo stile di vita zen. Ho deciso di tradurre qualche post e di pubblicarlo su questo blog. In particolare seguo il blog e il profilo instagram di una ragazza americana che si occupa di organizzazione, minimalismo e vita quotidiana e ho deciso di tradurre alcune parti.

Oltre a tradurli proverò a seguire i suoi consigli adattandoli alle mie esigenze e ai miei gusti.

Chissà che non trovi finalmente il mio personale modo di organizzare casa, vita lavorativa, vita privata! Il famoso “work-life balance” del freelance!

Vi lascio la traduzione in italiano del primo post sull’argomento organizzazione! Buona lettura!

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INDIVIDUARE LA FUNZIONE DI OGNI CAMERA. 

Per diventare organizzati davvero, la prima cosa da fare è un giro della casa, osservando ogni stanza e identificando la sua funzione principale nella vita quotidiana. Per essere davvero organizzati e vivere una vita semplice, dobbiamo comprendere, cogliere e progettare ogni camera per la funzione e lo scopo unico cui è destinata. Solo allora le cose saranno organizzate, troveranno un posto e ogni spazio sarà come un santuario.

Ogni spazio nella nostra vita ha una funzione di base. Uno Scopo. Talvolta lo scopo di una stanza è deciso ancora prima di entrare in casa. Un architetto ha progettato le caratteristiche di base di un ambiente come nel caso della cucina e del bagno. E questi spazi nella maggior parte dei casi possono essere utilizzati solo per lo scopo per cui sono stati progettati (un bagno ad esempio difficilmente diventerà una camera da letto!) Nella maggioranza dei casi tuttavia, la destinazione di ogni spazio è lasciata a noi, che l’abitiamo, allo scopo di realizzare uno spazio davvero unico per noi e la camera.  

IDENTIFICARE LA VERA FUNZIONE DELLE CAMERE

Utilizzando la mia casa come esempio, la funzione principale del nostro soggiorno è quella di essere un luogo in cui vedere la TV (in questa camera si trova l’unica TV della casa) e la funzione secondaria è di essere un’area giochi per Amelia. La funzione principale delle nostre camere da letto è di essere un luogo in cui dormire e rilassarsi e trascorrere del tempo insieme. Ogni camera nella nostra casa ha una destinazione precisa, un compito, una personalità unica. Comprendere il loro ruolo unico o lo scopo è la chiave per tenere ogni spazio organizzato e lavorare in maniera efficiente e fluida. 

Il primo passo per diventare davvero organizzati è comprendere il ruolo che ogni spazio ha nella vostra vita. Se vi guardate intorno, vedete camere e spazi che non rispecchiano l’idea di base cui essi sono destinati? La vostra camera da letto sembra un soggiorno? È sovraccarica di dispositivi, tecnologia o cose che non c’entrano nulla con la visione ideale o lo scopo di quello spazio? Il soggiorno è diventato una sala giochi o un ufficio? L’ufficio viene utilizzato come deposito? Ci sono giocattoli sparsi dappertutto e la casa sembra tutta una sala giochi? Mi piace chiamarlo “effetto straripamento”. Lo scopo di ogni spazio o camera straripa in un altro spazio.  

Facendo un passo indietro per guardare ogni spazio della casa con occhi critici alla ricerca della funzione unica e dello scopo degli spazi aiuterà a capire cosa cambiare.

Primo passo: piano d’azione 

Per ogni fase in questa serie inserirò delle azioni da compiere per rendere la casa davvero organizzata e semplice. Per questa settimana il compito è semplice: vai in ogni stanza e identifica la funzione e lo scopo principale degli spazi, la visione ideale di quello spazio e quail oggetti non servono più in detto spazio. 

Cosa ci servirà

  1. Blocco per scrivere
  2. Penna 

Azioni 

  1. Rinominare lo spazio: con l’aiuto di un blocco per scrivere, andate in ogni camera e identificate la funzione principale o lo scopo di ogni camera (es: se vi trovate in camera da letto, scrivete in alto nella pagina “Camera da letto” e così via)
  2. Identificare la funzione: sotto il nome delle camere, scrivete la funzione principale di quello spazio. (es: camera da letto – dormire, rilassarsi, ecc.)
  3. Identificare la propria visione: questa è la visione che avete di quello spazio. Siate creativi e descrivete con dei commenti quella stanza. Usate aggetti per descrivere le emozioni o i sentimenti che desiderate quella stanza mettano in risalto. (es: serenità, calma, riservato, sexy, romantico, accogliente, neutro)
  4. Identificare gli oggetti che non appartengono a quello spazio: dopo aver completato la descrizione dello spazio che volte creare, identificate gli oggetti che sono nella stanza e che non rispecchiamo la visione e la funzione principale della stanza. Siate precisi. Elencate gli oggetti, i mobili, i libri, tutto ciò che vedete che non è al suo posto e che non rispetta la funzione primaria dello spazio.  
  5. Fare spazio: lasciate parecchio spazio in fondo alla pagina. Man mano che andate da una camera all’altra e vedete qualcosa che può essere spostato in un altro spazio secondo la visione e le idee che vi siete datti, aggiungeteli in fondo a quella pagina.  

ESEMPIO

Nome camera: camera da letto

Funzione principale: dormire e trascorrere tempo con il partner

Visione dello spazio: un vero e proprio spazio dedicato al relax. Parole chiave: calma, toni freddi, romantici, linee pulite, nessun oggetto fuori posto, niente alle pareti, luce centrale poco usata, uno spazio da godere, per rilassarsi e per prendere il caffè.  

Oggetti che non vi appartengono:

  • La TV sulla parete non favorisce il relax e non consente di trascorrere tempo di qualità con il partner.
  • La sedia a dondolo nell’angolo è diventata un posto in cui lasciare i vestiti.
  • I giocattoli sembrano accumularsi in un angolo dell’armadio
  • Il mobile porta TV è usato per i dispositivi elettronici e come svuota tasche
  • I quadri alle pareti che non si adattano alla visione dello spazio
  • Perché quel dizionario è là?
  • Un monopattino nell’angolo della camera

Oggetti da spostare qui:

Passando di camera in camera, ogni oggetto che non appartiene a questo spazio ma che starebbe bene in questo spazio sarà aggiunto a questa sezione. 

[Traduzione dell’originale https://www.anorganizedlife.info/blog/2017/4/20/becoming-organized-step-one?rq=becoming%20organized di Lauren Tucker ]


Organizzazione e spiritualità

Minimalismo e consapevolezza… nel lavoro del traduttore

Ultimamente, complice la maggior quantità di tempo a mia disposizione e soprattutto l’immobilità forzata cui tutti siamo stati più o meno costretti, ho scoperto la mia fortissima attrazione per argomenti come il minimalismo, l’organizzazione, la mindfulness e tutto ciò che è zen e che riporti a uno stile di vita semplice.

Qualche anno fa il minimalismo ha iniziato a farsi strada grazie a Marie Kondo e al metodo Konmari. Un vero e proprio movimento che ha spinto milioni di persone nel mondo e anche in Italia a svuotare armadi e soffitte per liberarsi del superfluo e trovare finalmente la pace dentro se stessi.

Ovviamente ho letto anch’io il libro, perché molto incuriosita da questo metodo rivoluzionario di cui tutti parlavano e che promette di farti trovare la pace una volta per tutte. Ho cercato di capire se la cosa potesse essere fattibile per me, e per un po’ ci ho provato… ma non fa per me. Solo all’idea di svuotare l’intero armadio e rimettere tutto a posto tutto in una volta mi fa sentire male! Sì, perché io preferisco un approccio diverso, fatto di piccoli passi e consapevolezza. Tempo per me e per pulire i miei spazi, con la consapevolezza che il mio spazio, la mia casa, il mio mondo debbano essere un mio riflesso, non l’immagine patinata di una rivista. Nel momento in cui ci dedichiamo a organizzare e pulire il nostro spazio, meditiamo. Se ci immergiamo completamente nell’azione che stiamo compiendo, la mente si libera e il corpo ne trae beneficio.

È una pratica che possiamo applicare ad ogni aspetto della nostra vita quotidiana sia personale che lavorativa. Se siamo presenti nel qui e ora e “ci siamo dentro” tutto ha un sapore diverso e la mente sperimenta un senso di pace e serenità.

Organizzare, pianificare, pulire… sono tutte azioni che ci danno l’idea del controllo anche in situazioni particolari di stress fisico ed emotivo. Se riesco a gestire in qualche modo le mie azioni quotidiane posso tenere sotto controllo la situazione e quindi mi sentirò più confortata e sicura.

E questa secondo me è una tecnica che si può applicare anche al lavoro e allo studio. Mettiamo il caso che io sia un traduttore che desideri trovare la sua specializzazione, ma ho tanti spunti e tante strade che potrei scegliere di seguire. Non riesco a scegliere perché sopraffatta da tutte queste possibilità, idee, progetti e di conseguenza mi blocco. L’unico modo che ho a disposizione per scegliere quello che mi piace davvero è sentirlo. Sentire come sto quando studio, leggo, traduco quell’argomento… E lo posso fare attraverso il “decluttering” e la riorganizzazione. Questa volta però lavorerò sui pensieri e sulle competenze, non più sugli spazi esterni da me, ma in quelli interni. Pulisco lo spazio interno togliendo ciò che non mi fa stare bene, che non mi piace, e lascio solo ciò che mi piace che mi dona serenità e vitalità. Una volta arrivata al nocciolo, lo raccolgo, lo lucido, lo nutro e continuo a curarlo.

Enogastronomia

5 cose da fare per tradurre una ricetta

Nel mio ultimo post ho pubblicato la traduzione di una ricetta. Ma qual è il processo di elaborazione dal testo A di partenza al testo B di arrivo? Il processo di traduzione non è qualcosa di immediato, ma passa attraverso diverse fasi. Di seguito vi indico il percorso che ho seguito per la traduzione di questo tipo di testo.

Dividiamolo per fasi:

  1. Lettura generale del testo per avere un’idea di cosa si tratta. Segue una lettura più approfondita per capire quali possono essere le difficoltà del testo.
  2. Trattandosi di una ricetta è un testo breve che può nascondere delle insidie. A questo punto ho individuato tutte le parole da cercare e le ricerche eventuali da fare.
  3. Ho iniziato a tradurre realizzando la prima bozza del testo.
  4. Terminata la prima stesura mi sono presa una pausa per prendere le distanze dal testo. In questo modo posso avere il giusto distacco per poi rileggere e individuare gli errori.
  5. Ho letto e riletto più volte la versione definitiva.

Le difficoltà di questo tipo di traduzione sono legate soprattutto alla terminologia specifica, le eventuali conversioni da fare tra le unità di misura, i prodotti non reperibili dei quali non esiste un equivalente esatto di quello del paese di origine. Ovviamente è importantissimo il contesto in cui una ricetta si inserisce. Non si tratta di una semplice lista di ingredienti e di una procedura da seguire, ma porta con se’ un significato culturale. Un particolare ingrediente può essere più o meno reperibile, perché tipico di quel paese in cui la ricetta ha origine. In poche parole se io che sono in Italia, decido di preparare un piatto tipico di un altro paese, è probabile che non avrò tutti gli ingredienti adatti e che dovrò accontentarmi di un sostituto di un ingrediente che si trova solo nel paese in cui quel piatto è diffuso.