Blog, Tradurre

What is translation and why translation matters?

Translation is one of the most ancient activities people have done in history. The first and most translated book of all time was perhaps the Bible, or more precisely the Book of Genesis.

The Bible was translated in more than 2000 languages worldwide!

Without translation, these documents would not have reached the world and probably Catholicism would not have the diffusion it has nowadays.

According to studies conducted by anthropologists, there are more than 6,000 human languages spoken in the world. We do not know how many languages are written. Maybe 600, but nobody can either read, speak or write in all of these languages. Let’s suppose that someone can read two or three languages, even more in certain cases… But most people cannot read or write in so many languages, that’s why translation matters!

Without translation, some of the most ancient, fundamental books and documents of the history would have been lost forever.

But what is translation?

This seems to be rather a banal question… Everyone knows what translation is! By the way, technically speaking, things are much more complicated than we think. 

Translation is a cognitive process i starting from point A to arrive at point B.

Point A is the source language, while point B is the target language.

When we imagine this process, we could imagine an ice cube melting at the beginning and icing another structure at the end. The first ice cube is the source language with all its rules and structures, the second ice cube is the target language with many different rules and structures. All of them are interconnected.

Turismo

Scrivere e Tradurre il Turismo: Agrigento

Raccontare Agrigento in poche righe è impossibile. Qui, vi proponiamo una passeggiata tranquilla dall’alba (dal mattino, dai!) al tramonto, per iniziare a conoscere la città.

Immaginate di fare colazione in un piccolo bar del viale alberato, il viale della Vittoria, con il belvedere che si affaccia sul mare azzurro: gustatevi una granita con la classica brioscia col tuppo oppure, se non temete le calorie, provate il ciarduni. Scegliete un bar qualsiasi, vi troverete bene ovunque perché qui la pasticceria è cosa araba e serissima.

Fatto il pieno di zuccheri, dirigetevi verso la parte alta della città, quale che sia il punto in cui vi trovate, scegliete la salita. È ancora fresco e non ci sarà molto da sudare per arrivare in cima, alla cattedrale, dove, da uno dei punti più alti del centro cittadino, iniziamo il percorso visitando la cattedrale di San Gerlando, vescovo originario di Besançon, oggi patrono che si contende l’affetto degli agrigentini con San Calogero. La cattedrale è caratterizzata all’esterno da un’ampia gradinata, da un massiccio campanile, aggiunto nel XV secolo, e dalle monofore che richiamano la struttura originaria, mentre all’interno è suddivisa in tre navate accompagnate da finestre gotiche, sotto uno splendido soffitto ligneo centrale o cassettoni, di ispirazione spagnola. Scoprirete subito che, difficilmente, Agrigento e gli agrigentini possono definirsi semplicemente siciliani, o siculi o sicani: greci, romani, musulmani, normanni, spagnoli… probabilmente più centomila che uno o nessuno.

Dalla cattedrale, iniziate la discesa verso la via Atena, seguendo la via Duomo dove si trovano il Museo Diocesano e la Biblioteca Lucchesiana, della metà del XVIII secolo, capolavoro di cultura che ospita oltre 45 mila tra volumi tra manoscritti, codici miniati e incunaboli, purtroppo difficilmente visitabile senza prenotazione. Scendendo i gradini della breve via di S. Alfonso e percorsa la via che le dà il nome, ecco l’ingresso del piccolo cortile che vi introduce a quel piccolo e straordinario gioiellino medievale che è la chiesa di Santa Maria dei Greci: facciata gotica e fondamenta greche (sorge infatti su un tempio dorico del V sec. A. C.)!

Altri due passi e siete già in pieno centro, lungo la via Atenea, circondati dal giallo delle facciate dei palazzi antichi. Potrete scegliere di pranzare qui, in uno dei ristorantini che propongono i piatti della tradizione, legati al territorio, alle stagioni e al mare naturalmente.

Saltate la pennichella pomeridiana e recatevi alla casa natale di Luigi Pirandello: si trova a pochi chilometri dalla città, nelle campagne del Caos, e offre la possibilità di entrare a contatto con la vita privata dello scrittore premio Nobel per la letteratura.

Saranno sufficienti pochissimi chilometri in auto, o meglio in bici, per raggiungere la Valle dei Templi, e ritrovarsi in un’altra era e in un altro luogo: in Grecia sì, ma in una Grecia diversa e unica, per colori, architetture, atmosfere. I tre templi principali, di Giunone, della Concordia e di Ercole, dominano sugli altri tempi e sull’intero parco archeologico, completato dal museo, straordinaria raccolta delle civiltà che Agrigento ha fatto sue, e si lasciano accompagnare dagli ulivi e dai mandorli della Kolymbethra e dal panorama che si apre sul mar d’Africa.

È quasi sera e nei locali che si susseguono lungo le spiagge di sabbia dorata che da San Leone raggiungono Le Dune potrete scegliere qualcosa da bere sedendovi in riva al mare, pronti per ammirare il tramonto più bello che abbiate mai visto: il sole, di un giallo più carico ma sempre meno abbagliante, scende verso l’orizzonte fino a nascondersi sotto le onde piatte del mare.

E poi? E poi il mandorlo in fiore a febbraio oppure, in estate, le spiagge dorate libere e spaziose che da Licata si prolungano fino a Menfi e oltre. E il carnevale e l’allegria di Sciacca? E le sagre dei vari paesini, religiose di nome e incredibilmente allegre, gustose e pagane di fatto? E la Racalmuto di Sciascia? E gli aranceti di Ribera o i vigneti della provincia? E… il resto venite a scoprirlo!

Agrigento è un pezzetto di Italia dalla storia straordinariamente mediterranea, dove civiltà diverse si abbracciano da secoli in pieno spirito europeo: “uniti nella diversità”.

Enogastronomia

5 cose da fare per tradurre una ricetta

Nel mio ultimo post ho pubblicato la traduzione di una ricetta. Ma qual è il processo di elaborazione dal testo A di partenza al testo B di arrivo? Il processo di traduzione non è qualcosa di immediato, ma passa attraverso diverse fasi. Di seguito vi indico il percorso che ho seguito per la traduzione di questo tipo di testo.

Dividiamolo per fasi:

  1. Lettura generale del testo per avere un’idea di cosa si tratta. Segue una lettura più approfondita per capire quali possono essere le difficoltà del testo.
  2. Trattandosi di una ricetta è un testo breve che può nascondere delle insidie. A questo punto ho individuato tutte le parole da cercare e le ricerche eventuali da fare.
  3. Ho iniziato a tradurre realizzando la prima bozza del testo.
  4. Terminata la prima stesura mi sono presa una pausa per prendere le distanze dal testo. In questo modo posso avere il giusto distacco per poi rileggere e individuare gli errori.
  5. Ho letto e riletto più volte la versione definitiva.

Le difficoltà di questo tipo di traduzione sono legate soprattutto alla terminologia specifica, le eventuali conversioni da fare tra le unità di misura, i prodotti non reperibili dei quali non esiste un equivalente esatto di quello del paese di origine. Ovviamente è importantissimo il contesto in cui una ricetta si inserisce. Non si tratta di una semplice lista di ingredienti e di una procedura da seguire, ma porta con se’ un significato culturale. Un particolare ingrediente può essere più o meno reperibile, perché tipico di quel paese in cui la ricetta ha origine. In poche parole se io che sono in Italia, decido di preparare un piatto tipico di un altro paese, è probabile che non avrò tutti gli ingredienti adatti e che dovrò accontentarmi di un sostituto di un ingrediente che si trova solo nel paese in cui quel piatto è diffuso.